Tutti conosciamo la storia: nell’agosto del 79 d.C. il Vesuvio si svegliò improvvisamente dal suo sonno e seppellì sotto una coltre di lava e lapilli le città che si stendevano alle sue pendici: Pompei ed Ercolano innanzitutto.

La scomparsa di Pompei nel giro di una notte fece impressione già sui contemporanei: lo scrittore/studioso/scienziato Plinio il Vecchio morì proprio durante l’eruzione, troppo curioso di vedere la lava da vicino. Immolato per la causa, è il caso di dire.

Di Pompei poi si persero le tracce, finché nel Settecento, dapprima con scoperte casuali, poi con scavi sistematici finanziati e voluti dai Borboni, fu riscoperta e portata alla luce.

Comincia così la seconda vita di Pompei.

 

 

 

 

 

L’eccezionalità di Pompei rispetto alle altre città romane, Roma compresa, è che rispetto ad esse ci è stata consegnata esattamente com’era quel giorno del 79 d.C.. La lava infatti ha sigillato ogni cosa: strade, case, templi ed edifici pubblici, taverne, giardini, terme. Si sono conservati i pavimenti in marmo e a mosaico, si sono conservate le statue che adornavano le case e gli edifici pubblici, ma soprattutto si sono conservate le pitture, che hanno restituito agli archeologi un repertorio vastissimo di immagini e di colori. Si sono conservate, poi, cosa macabra e tragica a dirsi, le vittime dell’eruzione: sono i famosi calchi in gesso delle persone sorprese dalla lava, senza alcuna possibilità di salvarsi.

 

 

 

 

 

Pompei è eccezionale perché così com’era nel 79 d.C. appare oggi a noi che calchiamo i basoli stradali di via dell’Abbondanza, che ci affacciamo a una caupona o andiamo a curiosare in casa altrui, per esempio nella Casa del Fauno, o del Menandro, o della Venere in Conchiglia.

 

 

 

 

 

 

La visita di Pompei può prendere anche un intero giorno. Si tratta di una città, quindi non è certo una passeggiata di mezz’ora. Armatevi di acqua, scarpe comode e partite!

Gli accessi al Parco Archeologico di Pompei sono tre: dall’Anfiteatro (comodo per chi arriva in treno da Napoli scendendo alla fermata Pompei se sulla linea Napoli-Salerno o a Pompei Santuario se sulla linea Circumvesuviana Napoli-Poggiomarino), da Porta Marina e da Piazza Esedra. Il biglietto giornaliero costa 13 € (con la possibilità di farne uno cumulativo che comprenda anche Ercolano e Stabiae), ma la prima domenica del mese l’ingresso è gratuito per la #domenicalmuseo, l’iniziativa del Mibact per favorire la valorizzazione dei Luoghi della Cultura italiani.

Per affrontare la visita nel migliore dei modi è necessario avere una cartina con la quale orientarsi. L’asse principale comunque è quello che corre lungo Via dell’Abbondanza fino al Foro. Percorriamolo insieme.

 

 

 

 

 

 

Entrando dall’Anfiteatro, il primo grande monumento che incontriamo è proprio l’anfiteatro. È dentro questo antico edificio da spettacolo ben conservato che si esibirono i Pink Floyd in un concerto divenuto storico. Se amate il rock, dovete affacciarvi al suo interno.

Di fronte all’Anfiteatro si trova la Palestra dei Gladiatori, uno spazio che oggi è utilizzato per mostre: attualmente è esposta “Pompei e i Greci“, fino al 27 novembre 2017.

Risalendo il sentiero si sbuca in una strada basolata. La riconoscete subito: è Via dell’Abbondanza. Sulla via principale di Pompei affacciano numerose domus, le case private degli antichi Pompeiani. Molte domus sono in restauro, molte invece sono visitabili, come quella della Venere in conchiglia, così chiamata perché sulla parete del suo giardino è affrescata proprio una Venere dentro la conchiglia. Lungo la via vedrete anche dei piccoli ambienti con un bancone e dei fori circolari: sono le cauponae, ovvero le antiche taverne, che servivano pasti caldi agli avventori e camere da letto al piano superiore per chi aveva bisogno di riposare.

 

 

 

 

 

Mentre percorrete la via, potete sfruttare anche voi il percorso accessibile “Pompei per tutti”: un camminamento regolare pensato per il pubblico diversamente abile (ma anche per le mamme e i papà con i passeggini!) che consente di camminare senza le difficoltà date dai basoli irregolari: un normale marciapiede, insomma, per nulla invasivo e anzi molto comodo! Ogni tanto, però, gettate comunque lo sguardo sulla strada: potreste trovare i famosi attraversamenti pedonali sopraelevati.

Passo dopo passo arriviamo nella grande piazza del Foro. Qui la scena è occupata sul fondo dal tempio di Apollo, le cui colonne si stagliano contro lo sfondo del Vesuvio (da qui si scattano ottime cartoline). Dovete immaginare che lungo i lati della piazza corresse un porticato con doppio ordine di colonne, decisamente monumentale. Sui lati della piazza si aprivano edifici pubblici e sacri. Il centro del grande spazio oggi è dominato da una bellissima statua di Igor Mitoraj, artista contemporaneo, recentemente scomparso, le cui opere negli scorsi mesi hanno dato ancora più solennità agli edifici e alle piazze pompeiane.

Bene, io vi ho accompagnato fin qui. Ora tocca a voi continuare la visita. Il mio consiglio è di non guardare l’orologio e di farvi incuriosire da ogni porta aperta nella quale si può entrare: consideratevi ospiti, a Pompei, e provate a immaginare come poteva essere la vita, un tempo, all’ombra del Vesuvio.

  • Reply Elisabetta Pagano Ottobre 16, 2017 at 10:56 am

    Bellissima Pompei, tra l’altro mi riporta con la memoria ad un periodo spensierato della mia vita, i primi anni di liceo, quando sono andata in visita con la classe… baci

    • Reply Marina Lo Blundo Ottobre 18, 2017 at 6:20 pm

      Eh, Pompei ha un fascino incredibile! Rispetto anche solo a 3 anni fa, poi, è molto migliorata quanto a ricettività e accessibilità! Se ci tornerai te ne potrai rendere conto 🙂 Grazie per il commento!

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