Prendere un treno da Terrytown, NY per dirigersi nella grande mela ( New York ); dal finestrino del treno non trapela nulla, nulla della bellezza di una città sospesa tra realtà e finzione.

Scendere dalle scale della Gran Central Terminal e guardare l’orologio della stazione in perfetto stile Serena Van Der Woodsen mi ha fatta sentire parte di una serie tv. La protagonista non era la bella ragazza bionda, alta, vista in Tv ma.. io!

Una normalissima 25enne, alta nemmeno 1.60 cm e dai capelli arruffati per l’umidità.

Il fatto è che quando ti senti in perfetta sintonia con il luogo in cui ti trovi, il resto conta poco ed iniziano a piacerti anche i capelli arruffati ed il freddo che si infila sotto i vestiti.

Una volta uscita dalla stazione, insieme alle altre mie due compagne di viaggio, mi sono trovata a chiedere indicazioni per Briant Park, dove era allestito il villaggio di Natale.

Lo spettacolo è stato grandioso, senza paragoni. I miei occhi non potevano guardare che in alto, perdendosi nelle migliaia di luci dei grattacieli. Impossibile contarle, come impossibile era staccare gli occhi da quello che sembrava il frutto di un incantesimo.

Arrivati a Briant Park è stato come essere catapultate nel Natale: la musica, le lucette, i colori, gli addobbi, i profumi di cioccolato e caramelle.

Piccoli chioschi in vetro in cui persone sorridenti ti invitavano ad assaggiare, scoprire, toccare (ed anche comprare ovviamente).

Al centro di tutto questo una pista innevata, sulla quale le persone sembravano volare, sorrisi stampati sulle loro facce, alcuni si tenevano per mano, muovendosi in cerchio; altri erano più impacciati ma con l’aria di chi può comunque farcela.

Dal centro della pista si avvicina una ragazza che chiede di farle una foto con la sua amica. Scambiamo 4 chiacchiere e ci dice che il costo per affittare i pattini è di 20$ “and you can skate forever”. “Per sempre” mi è sembrato un pò troppo ma comunque ragionevole in quel clima di magia.

New York è prepotente, ti entra dentro e non puoi fermarla, la sensazione è che tutto sia possibile, anche pattinare sul ghiaccio all’infinito.

Dopo aver chiesto alla ragazza di adottarmi (residente a Manhattan) con scarsi risultati, ci siamo dirette alla ricerca del Rockfeller Center per vedere l’albero di Natale. Ci siamo perse tra le mille soste tra i negozi e le stranezze di Time Square, abbiamo fatto amicizia con Spiderman e Dart Fener, che poi ci hanno chiesto una mancia di 5$ a testa.

Trovato il Rockfeller abbiamo perso il senso del tempo ma non la fame. Sotto la pioggia e senza ombrello abbiamo cercato invano un posto decente per mangiare.

Strano, ma sulla Fifth Evenue alle 10pm chiudono i battenti, eppure io pensavo di essere nella città che non dorme mai; dopo la delusione così ci ci siamo fatte bastare un panino con turkey e basil pesto da Sturbacks.

Che ve lo dico a fare.. dedicherò spazio al cibo negli Stati Uniti in uno dei prossimi post ma la mia attuale sentenza è NO!!

In ogni modo, nonostante la pioggia, il freddo, la fame e l’expensività della città, io rimango dell’idea che NYC sia un luogo magico, da vivere, al quale riservo un posto speciale nel mio cuore, perché è capace di dilatare le emozioni, perché sorprende appena giri l’angolo e, perché no, ti fa camminare sempre a testa alta.

 

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