Viaggiare v. intr. [der. di viaggio] (io vïàggio, ecc.; aus. avere). – 1. a. Trasferirsi da luogo a luogo, per lo più distanti l’uno dall’altro, con un mezzo di trasporto” – Treccani.

Eppure, viaggiare, credo che sia un verbo indefinibile. C’è chi lo traduce come un semplice trasferimento. Chi, invece, afferma che da ogni viaggio se ne torni cambiati. Chi, addirittura, dopo un viaggio conferma che starsene a casa propria sia meglio!

viaggiare in moto

Questo spiega come ognuno dia una propria versione di questo muoversi fluidamente per il mondo. In tutte le maniere: volando, camminando o in bici, in auto, in camper… o in moto!

E io sono tra gli ultimi.

La moto mi appassiona ed è davvero arduo spiegare perché. Così come “viaggiare”, “andare in moto” è un qualcosa di davvero intimo, collegato alle sensazioni, alle emozioni, alle percezioni più che a qualcosa di fisico e di concreto.

Descrivere ciò che porta anche a viaggiare su due ruote, specialmente in condizioni estreme, è impossibile. Se ​“ognuno vive la moto a modo suo ” lo si evince non solo dal perché. dal come e dal quando la si utilizzi, ma anche dall’ampia gamma di modelli tra cui, un motociclista, può scegliere per sentirsi meglio rappresentato.

La voglia di viaggiare e di scoprire pare sia insita nella natura umana (almeno per i più), ma farlo “scomodi” sembra follia! E invece non ci sarà ​centauro pronto ad ammettere, veramente, di sentirsi stanco, sfinito o seccato perché non c’è sensazione o percezione negativa che possa competere con l’​eccitazione​.

Una sana e brillante eccitazione derivante dal​ contatto con il mondo​: la macchina occlude, il treno limita, l’aereo nasconde (ad una certa quota si vedono solo nuvole) e la bici, sì, stanca!

Salire su una moto… e come ci si muove

Essere a bordo di una moto significa avere l’agio di ​scegliere il percorso​, di ​deviare a proprio piacimento e, quando ne si guida una più adatta al percorso misto, anche di oltrepassare confini e barriere architettoniche che precludono passaggi o panorami mozzafiato.

Non c’è ostacolo né sovrastruttura, nemmeno visiva: basta aprire la visiera​ et voilà! Il mondo a portata di casco! E questo amplifica quel vecchio adagio per cui “​la bellezza di un viaggio sta nel… viaggio ” e non nella meta.

Non c’è nulla di più vero, tra l’altro, che ​in moto non si è mai da soli​: c’è “lei”. E ci sono gli altri: i motociclisti non sono “brutti, sporchi e cattivi” come spesso dipinti nei film! Anzi: nel mio percorso ne ho trovati di molto accoglienti e fraterni.

Pronti, spesso, ad accompagnare un viaggiatore solitario anche per pochi chilometri, senza nemmeno fermarsi, togliersi il casco e stringersi la mano: o addirittura a ospitare dei compagni, sebbene sconosciuti, specialmente quando in difficoltà.

Credo che non ci sia altro modo per spiegare come mi senta quanto salgo sulla mia bella rossa, se non così:

la moto aggrega, attrae. Ma, soprattutto, emoziona​.

 

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