val d'aosta

Quello che so sulla Val d’Aosta

Settembre 2017. Un po’ per la voglia di viaggiare che mi attanaglia e un po’ per dimenticare i “problemi di cuore” che mi attanagliavano, ho inoltrato la mia candidatura a Donnavventura, un programma TV che molti di voi conosceranno già!

Aprile 2018. Certa che fosse l’ennesima newsletter, ho ricevuto una loro comunicazione che invece mi invitava alle preselezioni!

Senza neanche un momento di esitazione ho accettato, prenotando il mio turno e un hotel: sì perché la comunicazione è arrivata solo 2 settimane prima della data prevista che, tra l’altro, coincideva con il weekend di Pasqua. Appurato non fosse una bufala, quale miglior modo di viaggiare in quei giorni?

Unico dubbio: auto o moto? Io sono quella che gira in moto, si sa. Senza troppi compromessi però il rischio neve era alto e volevo evitare qualsiasi intoppo, anche una sola caduta, che mi impedisse di arrivare a La Thuille per tempo.

La Thuille

La Thuille: perché le selezioni erano in Val d’Aosta, non ve l’avevo detto? Io non ci sono mai stata prima, sebbene ne avessi sempre avuta voglia et voilà l’occasione.

Val d’Aosta che significa anche montagne – Monte Bianco in primisforti, castelli e resti romani. E sì, eh! Cosa credevate che fosse, la valle, se non un presidio romano? lTanto da conferire ad Aosta – il suo capoluogo – il titolo di “Roma delle Alpi“.

Il mio appuntamento era previsto per sabato 31 marzo quindi ho deciso di partire il giorno prima per arrivarci con un aspetto decente e decoroso, ma anche per visitare il circondario.

Prè S. Didier

Prenotato un Hotel a Pré S. Didier, ci sono arrivata invero con estrema facilità. Basta prendere l’autostrada e, solo poi, deviare verso il paese. Paesino piccolo, ma decisamente grazioso e rinomato per le terme. E vi garantisco che sono bellissime!

Non è un caso che la loro fama le preceda e, dicesi, abbiano proprietà rilassanti e ricostituenti e antireumatiche. Note già in epoca romana, nei secoli hanno affascinato anche personaggi illustri, dando lustro all’intera zona.

Anche se l’hinterland non avrebbe bisogno di tanta pubblicità, perché basta pensare alla collocazione di Pré per notare che è nato davvero in un punto strategico, pressoché alle pendici del Monte Bianco e non solo per per la bellezza della natura che lo circonda, come il tramonto sulla cima del monte ad esempio, ma anche perché snodo tra le due arterie principali della Valdigne.

Queste sono la via che porta al Piccolo San Bernardo e quella che lega P. S. Didier a Courmayeur.

L’Orrido

Altra peculiarità di questo posto è l’Orrido, che a dispetto del nome è tutt’altro che orrendo! Viceversa, offre un panorama mozzafiato dovuto all’impeto delle acque che scavano gole profonde, cascate, anfratti e che, a Pré, è possibile ammirare anche da vicino grazie a una passerella sospesa costruita appositamente ovvero costeggiando la Dora.

Dalla passerella è addirittura possibile osservare Verrand, nonché la vallata intera di Courmayeur e di tutto il Monte Bianco.

Courmayeur

« Conca in vivo smeraldo tra foschi passaggi dischiusa,
o pia Courmayeur ti saluto.
Te da la gran Giurassa da l’ardüa Grivola bella
il sole più amabile arride. »

(Giosuè Carducci, Odi barbare, Courmayeur, 1889)

Questa non poteva non essere la seconda meta della giornata che non volevo prolungare troppo, in realtà, perché il giorno dopo avrei dovuto alzarmi presto con la speranza di far bella figura e con la volontà di girare ancora, prima delle selezioni.

Ci sono arrivata nel tardo pomeriggio e immediatamente ne ho notato la ricchezza. Un po’ la Milano Marittima della Valle (per me che vengo dalla Romagna, quale paragone più calzante?). Non a caso campeggiava in zona centrale un enorme spazio dedicato alla Maserati!

Sebbene ami i motori non era quello il momento per interessarmene, perché – dato il buio incipiente e la chiusura di eventuali luoghi di interesse storico/artistico – era a questi che avrei dato la precedenza.

Il Municipio, di cui ho visto solo la facciata, e la Chiesa di San Pantaleone, sono decisamente molto graziosi. Altrettanto la piazza Petigax.

Il Museo Alpino

Affascinata dalla storia e dalla monumentalità delle Alpi, mi sono diretta verso il Museo Alpino Duca degli Abruzzi, sito nella Casa delle Guide di Courmayeur e voluto fortemente dal Duca degli Abruzzi. La struttura non è un semplice stabile fatto di “cose”, ma trasuda l’impegno, la passione, il pathos di chi, l’alpinismo, lo ha sempre vissuto a 360°. Non un lavoro, non un hobby, ma una filosofia di vita si è tradotta anche in aiuto per gli altri, grazie proprio alla costituzione delle Guide che ancora oggi svolgono un ruolo fondamentale anche nella promozione della conoscenza e l’avvicinamento alla montagna.

Last but not least… sebbene solo da lontano e con la promessa di rivedersi in un futuro alquanto prossimo (e, ovviamente, su due ruote) il Mont Blanc!

Le uniche Alpi a cui ero abituata son quelle orientali, ma ammetto che il massiccio del Monte Bianco mi ha riempito il corpo di brio e di estasi. Corposo, alto, inquietante e severo ma al contempo bello e scenografico.

Ho dovuto salutare Courmayeur sbocconcellando una pizza da asporto, perché era tardi e non facevo in tempo a ordinare un piatto tipico al ristorante (ahimè, me ne dolgo alquanto), però abbiam già detto che ci si ritorna, no?

Verso La Thuille

Sabato mi sono svegliata di buona lena per imbellettarmi un po’. Il mio hotel era davvero grazioso (Le Marmotte, qualora ci interessasse) e mirare dal balcone una gola ghiacciata, illuminata di prima mattina può solo mettere di buon umore.

Quale modo migliore per affrontare un provino e una bella giornata primaverile?

Beh, la strada per La Thuille è piena di tornanti e il mio occhio “biker” li ha già numerati tutti.

Ovviamente è l’ennesima stazione sciistica, ma in fondo non sono mica andata in costiera!

Anche questo è un paese strategico: al confine con la Francia, a questa si collega grazie al Colle del Piccolo San Bernardo ed è una zona piena di laghi (che a me garbano molto).

I primi insediamenti umani risalgono ai tempi antichi e, per mio sommo piacere, l’architettura militare non manca.

Diciamo che con tutta quella neve ancora fresca e alta, anche qui non è che abbia visto tanto altro!

Il Forte di Bard

Le mie selezioni si sono prolungate, però sono anche finite con il sole pertanto nel riavvicinarmi a casa (perché avrei scelto man mano cosa fare, durante il resto dei giorni) ho deciso che avrei evitato l’autostrada. Ogni via alternativa propone sempre qualcosa e infatti, dimentica della sua esistenza (ahinoi, shame on me!), guidando con il naso all’insù mi sono imbattuta nel Forte di Bard

Voi non avete idea (per chi non l’ha mai visto, ovviamente!) di cosa significhi guidare a caso e poi imbattersi in questa costruzione imponente e regale.

Viene menzionato con allusioni addirittura al Regno Ostrogoto Teodoriciano, quindi nuovo nuovo non è. Però è aperto al pubblico solo dal 2006 e. oltre a bastare ex se, è in realtà divenuto contemporaneamente un museo e un “teatro” di eventi di varia natura. Uno dei quali, la “Napoleonica”, ovverosia la rievocazione dell’assedio delle truppe Napoleoniche, che si tiene alla fine di agosto.

Direi che tra tante vite del Forte, quella attuale sia non solo la più pacifica ma pure la più interessante!

Beh: le ore del giorno scorrevano e io dovevo decidere della mia vita. Ad un amico avevo promesso che l’avrei chiamato se avessi terminato le selezioni presto. Amico che vive sul lago Maggiore e che, povero lui, ho dimenticato come se nemmeno esistesse!

Aosta

Avendo tempo, ho optato per una soluzione semplice semplice. Aosta era vicina e dicesi che sia anche molto carina… Così, dopo aver prenotato un hotel senza cancellazione gratuita, Jack mi ha chiamata esordendo – con il suo tipico incipit – “Alloraaaaaa!!! Cosa fai stasera?”. Ammetto che dirgli di non averlo nemmeno preso in considerazione mi pareva brutto e ho cercato di rimediare aggiungendo che avrei chiamato l’hotel, verificando si potesse disdire senza pagare alcuna penale.

Io, in verità, conoscevo già la risposta… Bloccare una stanza dal pomeriggio alla sera stessa… Booking non perdona. Volevo fare un po’ di scena.

Solo che, povero lui, io mi sono dimenticata di avvertirlo una seconda volta! Difatti mi ha chiamata, dicendo: “Cosa faccio, allora. Mangio?”. E io che ridevo sotto i baffi come una vagabonda perché mentre lui aspettava mie notizie io non sapevo nemmeno dove fossi!

Beh. Aosta avevo detto e Aosta sarebbe stata…

… to be continued.

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