Il cibo italiano in Australia e tutti gli errori e orrori culinari che ho visto nei primi 3 mesi

Che la cucina italiana sia la migliore al mondo è un dato di fatto, sul quale non c’è molto da discutere, ma vogliamo parlare del cibo italiano in Australia?.

Amata, invidiata e soprattutto imitata in tutto il mondo, la nostra tradizione viene quotidianamente minacciata da un popolo di bravi ragazzi che, purtroppo, non conoscono neanche la differenza tra sale grosso e sale fino: gli australiani.

Non lo fanno apposta, naturalmente. Ci sono dei limiti naturali e sociali insormontabili.

Ad esempio: la frutta e le verdure qui non sanno di niente, principalmente perchè il sole è così aggressivo da costringere i contadini a raccogliere tutto prima del tempo, quando i frutti non sono ancora maturi a sufficienza. Ed ecco i pomodori acquosi, le mele insapore e le olive che fanno uscire l’olio giallo. Ma proprio giallo giallo.

O ancora: la cultura Britannica, che in Australia ha ovviamente una potentissima influenza, impone di produrre biscotti dal valore energetico di minimo 1500 cal l’uno, ripieni di cioccolato, crema, marmellata o qualsiasi altra cosa e ricoperti di zucchero, o ancora cioccolato ecc. Il biscottazzo ignorante, quello secco, semplice, da inzuppare nel latte o nel tè, semplicemente non esiste.

Ma tutto questo è niente in confronto agli orrori in cui mi sono imbattuta nei miei primi tre mesi in Australia.

1) La pizza con l’ananas

Il cibo italiano in Australia

L’ho messa per prima, così ce la togliamo subito e non ne parliamo più.

Prima di assaggiarla credevo fosse terribile, ma dopo averla mangiata ne sono sicura.

A quanto pare la hawaian pizza, la famosa pizza con l’ananas (che già chiamarla pizza mi pare francamente un immeritato complimento), non è nata in Australia o in Nuova Zelanda. Ad aggiudicarsi il primo premio come attentato al buongusto sembra infatti essere il Canada che, in un anno sfortunato, ha dato i natali a un tipo che un giorno se l’è sentita caldissima, e ha deciso di aggiungere dolciastro e viscido ham e cubetti di ananas su una pizza al pomodoro. Orrore e sgomento.

So di una (per fortuna ristretta) fascia di popolazione italiana che non solo tollera questo scempio, ma addirittura non lo disdegna. Carissimi, la hawaian non è una pizza. È, come dice il mio amico Giovanni, una “porcata” che si può mangiare una volta nella vita, come sfida suprema, coraggio level: Icaro.

2) Pizza marinara… con frutti di mare

Vado in pizzeria, dò uno sguardo al menù, ma so già che prenderò una marinara, la mia pizza preferita.

Per scrupolo leggo gli ingredienti:

Sugo di pomodoro

Aglio

Mozzarella – ?

Cozze – ??

Vongole – ???

Gamberi – ????

Per me una margherita. Grazie.

Nota per gli appassionati. Ci sono due versioni circa l’origine del nome “marinara”. La prima sostiene che il nome derivi dalla primissima versione di questa pizza, che prevedeva delle acciughe o piccoli pesciolini. La seconda ritiene invece che il nome si debba ai marinai che la inventarono assemblando i pochi e poveri ingredienti che avevano a disposizione (il pesce da loro pescato era destinato alla vendita ed era quindi troppo prezioso per essere aggiunto sulla pizza).

 

Da qui a buttare tre gamberi congelati e la mozzarella più insapore della storia su una pizza e venderla a 30 dollari ce ne passa. soprattutto se a farlo è il primo John Ferraresi di quartiere, che viene al tavolo e ti dice che anche lui è italiano, che lui sa come fare una autentica pizza (solo perché il nonno era calabrese ed è stato in Italia tre volte in vacanza). Per me è NO!

3) La pizza col pollo

Non ho altro da aggiungere.

4) La pizza margherita

Pomeriggio tra amici. Si ordinano tre pizze da una rinomata pizzeria di quartiere: una margherita, una con pollo e pancetta e una con l’ananas. Gli amici insistono e mi costringono ad assaggiarne uno spicchio. Ovviamente scelgo la margherita: “Quanto danno avranno mai potuto fare su una pizza cosi’ classica?”. Ma una cosa che mi piace degli australiani è la loro capacità di stupirmi. La pizza era cosiì tonda che sembrava fatta col compasso, l’impasto era tutto della stessa altezza e la cottura inverosimilmente uniforme. La pizza dall’aspetto più finto che io abbia mai visto, manco la pizza Ristorante è così di plastica. Sopra uno strato alto un dito di un formaggio indefinito, troneggiavano cucchiaiate e cucchiaiate di pesto e fette di pomodoro crudo. Le fette di pomodoro da insalata che si mettono nei panini, avete presente? Quella era la margherita.

5) Spaghetti spezzati, sale fino e sugo col prezzemolo

Lacrimosa: ecco che cosa ha cominciato a rimbombare nella mia testa la prima volta che ho sentito il rumore degli spaghetti spezzati.

Acqua salata col sale fino, tempi di cottura indefiniti che sfiorano i 30 minuti ed ecco pronti dei pallidi spaghetti dallo spessore del mio braccio e la digeribilità di una portiera arrugginita.

E poi dalle cucine dei ristoranti si vedono uscire sughi di pomodoro conditi con il prezzemolo fresco. Lo so che hai il basilico in cucina, caro il mio chef, perché è appena uscita una margherita con quindici foglie sopra. Quindi vuol dire che hai proprio deliberatamente scelto di mettere il prezzemolo sulla mia pasta al sugo, pur avendo il basilico a disposizione. Io ti stacco l’insegna “Cucina Italiana” che manco Checco Zalone.

E poi le invitanti proposte dei camerieri: “Vuole aggiungere della mozzarella di plastica grattugiata? O un po’ olio motore esausto al peperoncino così piccante da coprire tutti i sapori della cena e anche quelli del pranzo di domani?

No, grazie”.

Nota sul sale grosso: in Australia è un prodotto talmente sconosciuto e poco usato che per trovarlo ho girato tre supermercati diversi e alla fine ho trovato una piccola confezione da 250gr al modico costo di un rene. Adesso devo stare più attenta alla salute ma almeno la pasta me la mangio salata come dico io.

6) La pasta Alfredo

Questa è in assoluto la mia preferita. Vi giuro che mi metto a ridere ogni volta che lo sento o lo vedo scritto.

La pasta Alfredo non è altro che una semplice pasta all’uovo con burro e parmigiano. Quella che ti mangi quando stai maleò. praticamente.

Giulietta, a nonna, vieni a tavola che nonna ti ha preparato la pasta burro e parmigiano. Così ti passa il mal di stomaco!

Ma nonna, ci sono 400gr di burro nel mio piatto di pasta… non credi che ci sia la vaga possibilità che tra un’ora il colesterolo me lo ritrovo seduto affianco?

Vuoi qualcosa di più leggero, a nonna? Ti friggo qualche fettina panata?

No no va bene, mangio la pasta! Grazie nonna.”

Piatti di pasta, risotti, persino le pizze Alfredo vengono vendute numerose ogni giorno in Australia da ignari ristoratori e ignari clienti che le gustano convinti di assaporare l’antica tradizione italiana, quando in Italia non sappiamo neanche cosa caspita sia la pasta Alfredo. Mi sento malissimo.

 Nota per gli appassionati

La storia di questo piatto è molto interessante, poiché fu inventato negli anni Venti da un cuoco romano, di nome Alfredo, che cominciò a servirlo nel suo ristorante nel centro di Roma. La pasta fu particolarmente apprezzata da due attori Hollywoodiani e divenne così un piatto alla moda e di tendenza, richiestissimo soprattutto dai turisti e dalle star in visita nel Belpaese. Ecco perché, probabilmente, è più famosa all’estero che in Italia!

 7) Il gelato ghiacciato che sa solo di panna

Ice cream, per fortuna, non traduce la parola gelato. In Australia usano “gelari” (come lo pronunciano loro) per indicare il gelato italiano, e “ice-cream” per indicare quella roba ghiacciata, dolcissima e fintissima che comunque è molto venduta.

A Melbourne, comunque, esistono gelaterie italiane di tutto rispetto. Un giorno stavo prendendo un gelato (nocciola e pistacchio-con-due-c) e ascolto la conversazione tra alcuni clienti e il gelataio di turno.

“Wow, la nocciola sa proprio di nocciola!”
“Fantastico, la banana sa proprio di banana!”

“Pazzesco, la fragola sa di fragole vere!”

MA DI COSA DOVREBBE SAPERE, SCUSATE? MA COSA AVETE MANGIATO PER TUTTA LA VOSTRA VITA?

Hanno un’economia florida e stabile, un senso civico spaventoso, lo stile di vita più salutare che si possa immaginare e non distinguono un gelato artigianale fatto a regola d’arte da quello del discount. Li amo.

 8) Pronuncia da incubo e orrori grammaticali

Ogni mattina mi sveglio e so già che le mie orecchie sanguineranno dalle quattro alle dieci volte durante la giornata.

Primo motivo: le parole italiane dette sempre e solo al plurale…

“Do you want a SALAMI PANINI? Or do you prefer a BACI GELATI?”

“I’ll have one CANNOLI!”

“I bought just one ZUCCHINI”

… tranne quando serve!

Secondo motivo: le pronunce da incubo.

PISA – SPAGHERI – PESTASCIO – LATTAY – FEVVAVI – MASEVARI – BOLOGNAISE sono solo alcune delle torture a cui vengo quotidianamente sottoposta.

Infine, qualcuno sa dirmi che gusto di gelato è mai questo? Sarebbe zuppa inglese?

 

 

 

 

 

 9) Se chiedi una Peroni, ti portano una Nastro Azzurro

Io: Mi scusi, io avevo ordinato una Peroni, non una Nastro Azzurro.

Cameriere: “Come prego?

I: “Avevo chiesto una Peroni, ma mi ha appena portato una nastro Azzurro. Certo, è prodotta dalla Peroni, ma è diversa

C: “Cosa intende dire?

I: “Che sono due birre diverse. Sul vostro menu c’è scritto Peroni, ma questa che mi ha portato non è una Peroni, è una Nastro Azzurro. Avete la Peroni classica?

C: “Non capisco cosa dice. Questa è una Peroni, vede? C’è scritto sulla bottiglia

I: “Ok, ok non si preoccupi, va benissimo la Nastro

Insomma, l’Australia è un paese straordinario, che vi consiglio di visitare, ma vi avverto: preparatevi a farvi quattro risate quando entrate in una PISERIA!

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