Nel nome il destino.

L’Aquila, città a sillabe palindrome: LA-QUI-LA
L’Aquila, città indecisa: Là. Qui. Là.
L’Aquila, città rotta, troppo precipitosamente definita la Pompei del Duemila da quando, nel 2009, il terremoto le ha spezzato le ali.

A L’Aquila continua il turismo del dolore.
Fa male vedere ancora estranei che si fanno selfie fra le macerie o nei quartieri provvisori sorti nelle frazioni, al di là delle periferie, brutti petali di un fiore senza corolla.
Eppure qualcosa si muove.
Tornano a vivere i simboli della città.

La fontana delle 99 cannelle

La cinta urbana, riscoperta in seguito ai crolli delle superfetazioni, cinge ora orgogliosamente L’Aquila.
La fontana delle 99 cannelle continua a stupire i visitatori.
Contate i mascheroni, numerate le cannelle, cercate di non distrarvi apprezzando le fattezze dei mascheroni. Quante sono? In uno stesso gruppo, non troverete due persone che concordano a riguardo.
99 sono le chiese, 99 le piazze, 99 le fontane, secondo una leggenda metropolitana che dimostra solo quanto gli aquilani siano affascinati dalla loro terra.
Ci soccorre la numerologia: 66 è il numero di Gerusalemme e la pianta di L’Aquila è come quella della Città Sacra, ma rovesciata, col colle di Roio dove dovrebbe essere il Calvario.
Volete che con queste premesse non sia una città piena di misteri?

La Basilica di Collemaggio

I più importanti si concentrano sulla Basilica di Collemaggio, fortemente voluta da Celestino V quando era ancora una cattedrale nel deserto.
La città non c’era, ma la chiesa, dalla ipnotizzante facciata, fu visitata addirittura da un re.
Il magnifico rosone di Collemaggio viene riprodotto nelle oreficerie della città ed è dono graditissimo per i nuovi aquilani che si affacciano alla vita.

Tanto altro da vedere

E ancora, come non ricordare il forte spagnolo eretto ad reprimendam audaciam aquilanorum e circondato da un rigoglioso parco?
E il chiacchieratissimo Auditorium di Renzo Piano, dono post terremoto discutibilmente collocato nel parco?
Ancora la chiesa di San Bernardino?
E il Duomo con la sua enorme piazza?
Il monumento più prezioso, però, non lo dobbiamo al genio degli artisti: all’orizzonte si staglia infatti il massiccio del Gran Sasso, parco Nazionale dalle incredibili potenzialità.

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