rapolano

Così inizia la storia di Rapolano on the road

C’era una volta un gruppo di amici, talmente brocchi, che dopo aver acquistato un pacchetto ingresso alle terme e averne organizzato la trasferta, si è reso conto di non (e sottolineo non) aver prenotato il proprio soggiorno, ripiegando su un altro stabilimento per non vanificare le aspettative e la gita fatta fin lì!

Il voucher, fortunatamente, sarebbe durato un anno. Nonostante un ritardo mostruoso accordatoci dalla direzione, il 16 giugno siamo, finalmente e dopo varie congiunzioni astrali che ci permettessero di trovare un unico giorno libero per tutti, riusciti a raggiungere Rapolano!

La Marecchiese resta il nostro portale “spaziotemporale” per la Toscana nonostante un breve – ma noioso – passaggio lungo la E45.

Ma poco dopo il passo dei Mandrioli ci ha ripagati. Bello. Ma bello che era! Questo collega Bagno di Romagna, nel forlivese, a Badia Prataglia (Poppi, in provincia di Arezzo). Certo, nemmeno i Mandrioli sono sconosciuti ad un motociclista romagnolo, però restano un percorso gustoso, creato appositamente come sostituto di un’antica mulattiera e battuto da ogni “dueruotemunito” almeno tot volte l’anno!

Sempre dai Mandrioli si può giungere a La Verna, un Santuario molto bello e imponente che sorge su un monte ove San Francesco ha ricevuto le stigmate.

Maaaaaa non era certo la santità il nostro obiettivo, pertanto abbiamo proseguito verso quel paesello tanto carino, nel senese, che si chiama Rapolano! La Val d’Orcia ci aspettava e noi non avevamo alcuna intenzione di farciattendere oltre…

Per evitare di passare in Arezzo s’è optato per la variante da Pratoantico, così da arrivarci dall’alto e giungervi dalla Siena-Bettolle.

Tornando a bomba, Rapolano è un borghetto caruccio caruccio proprio dove ha sede il centro termale, ma noi avevamo ancora “fame” di strada quindi, posati i nostri averi in hotel, abbiamo proseguito facendo due “penne” e due curve sulle cosiddette Crete senesi e… Just wow!

Non ci avevo mai girato davvero per bene in questa zona e ne sono rimasta entusiasta!

Mi aveva solleticato la toccata e fuga fatta qualche mese fa per un matrimonio, proprio a Siena, ma ci ero arrivata in auto, con il temporale e la bellezza di questi posti l’avevo solo intravista.

Il perché me ne sia innamorata? Beh, ragazzi miei… le Crete sono una zona della Toscana, in teoria. In pratica, uno spettacolo! E rappresentano esattamente la parte orientale-meridionale della provincia raccordando diverse località tra cui proprio Rapolano e la famosa Montalcino.

In realtà le città che formano le Crete sono sei: Rapolano e Montalcino, per l’appunto, e poi Trequanda, Asciano, Monteroni d’Arbia e Buonconvento.

Ciò che le rende stupefacenti è il colore! Sembra folle da dire, ma proprio il colore caratterizzato dalla forte presenza di argilla o di creta nel terreno le rende quasi grigie-azzurre, trasformandole in un paesaggio direi “lunare”.

E, tanto per rendermi una donna felice, tra gli animali presenti nel bosco della zona tanti, ma tanti scoiattoli che io adoro a dismisura! Se pensiamo che dalle mie parti si incontrano cinghiali, vinco sul piano gastronomico ma gli scoiattoli sono decisamente più carini!

E nulla, gente. La Val d’Orcia rapisce, letteralmente… Sembra di pennellare, con la moto, una tavolozza magica tra i calanchi e le balze che io, dico la verità, un paio di “dritti” a furia di guardarmi intorno stavo anche per farli. Non sapevo più se fosse un giro in moto o una ciclopasseggiata!

Queste terre son belle, bellissime in qualsiasi stagione: sia che siano asciutte e grigie o verdi in primavera, nere dalla bruciatura in autunno o dorate come in questo periodo…

E poi le curve dolci e il manto stradale perlopiù in buone condizioni, nonostante alcuni dislivelli e crepature – debitamente segnalati – dovuti a smottamenti.

Una tra tutte, ad esempio, quella interna che porta da Asciano a Buonconvento, passando per l’Abbazia di Monte Uliveto, attraversando boschi e costeggiando le creste di creta.

Ad una certa ora siamo ritornati in hotel, usufruendo di un pacchetto che ci concedeva un pasto. Di giorno abbiamo prediletto la guida, con un pranzo al volo, ma la sera ci siamo viziati e, dirò, il nostro menù ha confortato le nostre speranze.

Abbiamo scelto tutti pietanze diverse, giocando al giochino: “poi mi fai assaggiare e ce lo scambiamo”, anche se è stato difficile decidere se tenersi il proprio piatto o quello di un altro!

Prima di dormire, nonostante i chilometri su strada, abbiamo fatto una breve incursione a Rapolano per una bella passeggiata. Il posto è carino, fa tto tutto di travertino e ha origini prettamente romane. Insomma, cultura oltre che benessere…

Ecco: benessere.

Il giorno dopo, infatti, avevamo un unico e unico obiettivo. Terme!

Non ci saremmo schiodati dall’acqua nemmeno pagati e, difatti… Il nostro vaucher prevedeva l’accesso ad un’area più riservata, concedendoci la pace adatta e la tranquillità di condividere un buon momento con pochi altri avventori. Le piscine poco affollate, il prato spazioso, i lettini comodi e – per nostra fortuna – un clima conciliante e davvero gradevole (mica la calca di Rimini d’estate!).

Come dei gatti spanciati ci siamo beati al sole per ore, godendo della delizia (io soprattutto) della cascatella di acqua calda e dal flusso deciso, su collo e cervicale (giusto perché non vado, già, tutte le settimane a far fisioterapia,eh!?).

Solo che, frase tanto scontata quanto vera… tempus fugit! E a casa ci dovevamo tornare. Non paghi della cena della sera prima, però, abbiamo deciso di festeggiare la giornata e un compleanno anche domenica e, San Trip Advisor, ci siamo ritrovati al “Porca vacca”.

E lo so che pare una bestemmia, ma in realtà è solo un ristorante aretino!

Tanto, Arezzo, è di strada perciò la sosta era quasi d’obbligo. Strade scorrevoli, stavolta, come anche al ritorno. La “pappa” decisamente buona. Il dolce pure, ma… Il buio incipiente ci ha quasi obbligati a levare le tende non troppo tardi.

E poi, ohi, ragazzi: il giorno dopo si lavorava, eh!

Giù di E45, ancora e ancora, quindi. Piacevole, ammetterò, la deviazione che porta su una statale, credo, a causa dei tanti lavori su quella strada. Nel complesso, tuttavia, dopo la superstrada ci si è infilati in autostrada, pertanto può parlarsi solo di un banale trasferimento.

Che, dirò, è effettivamente noioso forte.

 

 

A Cesena siamo usciti e poi ognuno dritto per la sua strada e “di’”, come si usa da noi… Il buono per il prossimo anno non l’abbiamo preso. Ancora. Sai mai…

 

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