Alzi la mano chi non ha mai assaggiato una piada, o piadina, romagnola.

Si dice che questo pane antico dia il suo meglio accompagnato con il prosciutto crudo, ma in generale è difficile trovare qualcosa che non si abbini alla piada.

Avete mai gustato una piada tradizionale? Assaporato la sua fragranza, sentito il suo profumo? Farina, strutto (sostituito spesso dall’olio oggi), un pizzico di sale e uno di bicarbonato, acqua quanto basta e mani energiche per impastare… altro? Si, il segreto del sapore più antico e originale della piada è nella cottura. Un sistema di cottura le cui origini si perdono lontano nel tempo ma che ancora oggi qualcuno tenacemente preserva. La teglia, teggia in dialetto, o testo (dal latino testum – coccio).

Chi sono, cosa fanno, dove si trovano queste persone?

La risposta ce la fornisce il poeta Giovanni Pascoli: “Là dove è maestra gente di far teglie, sotto cui bello scoppietti il pungitopo e la ginestra: Montetiffi”.

Montetiffi, oggi frazione del Comune di Sogliano sul Rubicone, è un paese antico. E’ caratterizzato da una pregevole abbazia in pietra risalente all’anno 1000, che si staglia su uno sperone di roccia che sovrasta la Valle del Fiume Uso.  Risalendo il percorso del fiume, dalla costa, quella romagnola famosa per le vacanze, percorriamo la sua valle stratta quanto affascinante. Campi coltivati, macchia, boschi, pascoli e prati, si alternano e intersecano disegnando scorci suggestivi. Avvicinandosi al monte Perticara, dove l’Uso nasce, si intensificano gli affioramenti rocciosi e a formazioni calanchive.

Il secolare scorrere dell’acqua su queste rocce ha dato vita alle “Marmitte dei Giganti”.

La stessa acqua ha azionato anche l’antico Mulino Tornani, che sorgeva a poca distanza dal ponte medioevale in stile romanico. Acqua, pietra ed argilla sono anche gli elementi essenziali per realizzare le teglie. Proprio queste hanno rappresentato fino alla metà del 1900 l’attività che dava sostentamento a diverse famiglie.  Da Montetiffi “i testi di porosa argilla”, caricati sapientemente su muli e asini da soma, venivano portati in ogni angolo della Romagna. I moderni sistemi di cottura hanno determinato però il drastico declino dell’antica arte delle teglie, tanto che intorno agli anni ‘90 del secolo scorso erano rimasti solo due artigiani a conoscerne i segreti.

Consapevole che questa arte non doveva andare perduta, nello stesso periodo una coppia, quella di Rosella e Maurizio, decide di andare a bottega ad imparare a far teglie.

In questi giorni i due festeggiano il ventennale della loro attività artigianale iniziata con una scelta coraggiosa fatta con il cuore. Il loro laboratorio si trova a Ville di Montetiffi, e anche non si muovono più a dorso di mulo per portare i loro manufatti e la loro arte in tutta Italia, e utilizzano i mezzi di comunicazione contemporanei per far conoscere i loro prodotti, ogni fase della realizzazione delle loro teglie, è rimasta quella tradizionale.

Tutto parte dalla raccolta manuale dell’argilla e dei minerali di calcite, che una volta selezionati, setacciati e frantumati, vengono impastati con acqua di sorgente.

Quando l’impasto è pronto inizia la realizzazione delle teglie, che viene fatta sempre a mano utilizzando un tornio in legno.  Sulla tavola, cosparsa di cenere per non far aderire il lavoro, viene stesa l’argilla che, lavorata con le mani, diventa la base della teglia. A questa viene fissato il bordo e la lavorazione continua fino a quando la teglia assume forma, consistenza e spessori regolari. A questo punto sarà messa ad asciugare all’aria per circa due mesi, durante i quali verrà regolarmente rigirata e controllata per rilevare deformazioni e difetti. Una volta asciugate, le teglie saranno cotte per diverse ore sotto le braci, in un grande forno a legna, in cui si raggiungeranno circa i 700°C.  Una volta raffreddate le teglie saranno pronte per cucinare la piada e non solo, donandole il suo sapore più vero, che ha origine a in un piccolo borgo all’ombra di Montetiffi e dalle argille di una piccola valle che merita di essere esplorata.

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