PESARO

La puoi prendere da Pesaro o salire da Gabicce Mare, ma la “Pano” è sempre la “Pano”.

Al secolo Strada Panoramica del Monte San Bartolo, è a tutti gli effetti un percorso collinare. A tratti a picco sul mare e a tratti un po più internato che, attraversando il parco naturale del monte San Bartolo e unisce gli abitati di Pesaro e Gabicce Mare.

Correndo più o meno parallelamente (ma con molte, molte più curve!) alla statale Adriatica, è facile accedervi anche lungo la via – e non necessariamente dai due punti che collega – poiché ogni paesino che si incontra conduce ad essa.

Classica la pit lane: il semaforo del quartiere Soria.

La mia prima volta? Da Pesaro, arrivandoci proprio dall’Adriatica.

Non vorrei  essere nei panni degli abitanti di quell’incrocio: quanti rombi di scarico, quante sgasate impazienti sentiranno, quanti motori su di giri in attesa del verde!

Io? Io no, sono bravissima! Anche perché mi si surriscalda la moto. Eh!

Quindi pronti, via: tre chilometri circa di tornanti, non troppo stretti, in salita che, talvolta, offre anche una bella vista sul mare.

Alla fine di questo primo pezzo, lungo il quale la strada pullula di localini vista adriatico, si giunge ad un rettilineo pianeggiante che, poco dopo, si trasforma in un falsopiano in discesa noto come “rettilineo del faro”. Nascosto tra gli alberi, infatti, e raggiungibile attraverso una piccola deviazione – sempre asfaltata – campeggia il faro principale di Pesaro. Una bella torre bianca, che i tedeschi distrussero nel ‘44 ma che tornò operativa circa un decennio dopo.

Altra pietra miliare, proseguendo il percorso, un’area di sosta sulla destra

Contemporaneamente parcheggio per il ristorante adiacente e belvedere sulla riviera, che domina incontrastata. Non importa che tu sia un habitué o un avventore occasionale. Direi che questa resti, comunque, una sosta obbligata. L’asfalto di questo percorso dicesi aver conosciuto fasi di fortuna alterna negli anni, ma la vicina Tavullia, non ha impedito a “Vale – the Doctor” di divertircisi in gioventù: quasi una palestra a portata di mano!

Riprendendo il tour verso nord, a circa un chilometro, il primo centro abitato: Santa Marina alta

Foto di Roberto Forcina

Quattro case e due ristoranti… diciamo il fascino del “less is more”! Uno, classico, con vista mare mentre il secondo è un po’ più internato

Superatolo, affrontando l’alternarsi di curve e rettifili, si arriva ad un importante incrocio da cui raggiungere, a poche centinaia di metri, la statale

Ma a me non interessa, ho appena iniziato a scaldarmi ed è ancora tempo per divertirsi. Il tratto successivo è veramente, veramente gustoso e, i più azzardati, non mancano di “strisciare le saponette” a terra. Io non ci penso nemmeno: al primo rametto a terra ci volo io e preferisco conservarle per la pista. Così destra, sinistra; sinistra, destra, rettilineo e si risale. Sulla sinistra si incrocia anche il primo dei tre campeggi che si succedono fino a Gabicce. Campeggio anche dotato di una bella piscina, perciò se aveste intenzione di passarci…

Continuando a salire guido col sorriso stampato in volto, mi sto divertendo!

Devo solo stare attenta ai numerosi ciclisti – più o meno disciplinati – che incontro lungo il percorso. Idem valga per le tante mountainbike che talvolta mi vedo sbucare dai tanti sentieri del parco, con le ruote più o meno infangate. I tornanti, fino a quel momento morbidi, si stringono e, sulla destra, sbucano altre due aree di sosta.

Nemmeno a dirlo, ancora una volta, con vista a picco sul mare nonché sulla vicina Fiorenzuola di Focara.

Merita. Merita davvero tanto e ancora oggi, pur conoscendola, decido spesso di inforcare la moto per andare a visitarla e, dirò, non me ne pento mai. Un borgo delizioso che vale la pena visitare, sorseggiando una tipica moretta in uno dei due bar-ristorante che ci trovo (dirò pure che, se volete portare la vostra bella a mangiare, io ne ho testato uno e l’Osteria Focara posso ben definirlo come un luogo raccolto, accogliente ma non eccessivamente raffinato, quindi adatto a qualsiasi stato d’animo e outfit Ideale per sciogliere il ghiaccio davanti a quei primi deliziosi che ho stampati nella memoria).

Si potrebbero passare ore, giorni a parlare di Fiorenzuola. Qui un meraviglioso arco reca iscritti alcuni versi di Dante, tratti dal V Canto dell’inferno e dedicati al grande amore di Paolo e Francesca. Camminando camminando, si raggiunge la torre dell’orologio e… eccola! La vista che ancora una volta si apre sul mare, compreso il porto di Pesaro.

Una piccola chicca è una stradina, interdetta al traffico, che si inerpica e conduce alla spiaggia. 

Asfaltata, però, quindi chi volesse potrebbe anche decidere di scendere – o risalire – con una comoda navetta (badate, è un servizio esclusivamente estivo).

Direi che sia ora di ritornare in sella: ancora curve e una deviazione: Casteldimezzo

Purtroppo alcuni cartelli stradali indicano la chiusura della strada per frana. Nulla che non si possa aggirare per accedervi da un altro punto. Ben più piccino del primo, anche questo borgo riserva un gran fascino accompagnato, tanto per cambiare, da altri ristoranti di ottimo livello. La vista sul mare più che un must è la norma, in questa zona; l’altro, invece, è quello più intimo e raccolto, ma con bel cortile interno per un clima più mite, in cui sono stata portata per una cenetta romantica a base di pesce… Pertanto, memorizzate “La Canonica”

Foto di Sabrina Gentilini

Siccome non si può pensare sempre e solo al cibo, la marcia va ripresa. Dal promontorio verso la strada principale ci si imbatte in un secondo campeggio per poi intravedere, in fondo al rettilineo, l’indicazione: “tetto del mondo”.

La curiosità è donna, o viaggiatore, ergo si parcheggia, imboccando un sentiero che sale ripido per poi offrire un nuovo, meraviglioso punto panoramico da cui ammirare l’intera riviera romagnola, addirittura il famoso grattacielo di Cesenatico. Con una giornata limpida dalla luce spettacolare, non potrebbe essere diversamente. Addirittura, dalle chiacchiere con dei locali, scopro che proprio da qui c’è chi si lancia con il parapendio (esperienza stupenda, provata sul Monte Grappa. Se potete e se non soffrite di vertigini… lo consiglio).

La “pano” è quasi terminata, ma l’ideale è comunque arrivare al capolinea

Risalgo in moto: la strada scende, faccio mie tutte le curve che percorro. L’asfalto non è sempre perfetto però me la prendo con calma e mi guardo anche intorno. Mi fermo quando si ferma la discesa per deviare verso destra: verso la famosa baia della Vallugola. Ampio parcheggio, piccolo porticciolo, qualche negozietto, alcuni bei ristorantini proprio sulla sabbia… uno spettacolo. E dal parapendio al windsurf: qui pare si pratichi parecchio. Io il windsurf non lo faccio, così torno sulla mia – moto – rossa. Stavolta risalgo (sono su un montarozzo, le montagne russe sono inevitabili) e mi infilo a Gabicce Monte, sicuramente il principale abitato di tutto il percorso, dai connotatati più turistici: d’altra parte ci stiamo riavvicinando alla Romagna e qui sanno come si fa turismo.

A differenza dei precedenti pit stop, posso girare il paese in moto poiché manca un vero e proprio centro storico.

A questo punto il grande dilemma: rotolare ancora verso nord, per Gabicce mare o, omologandomi alla massa… girare i tacchi e rifare, comprensibilmente, la strada al contrario? La mia fame di asfalto e curve è insaziabile e ho deciso che qui ho trovato pane per i miei denti. E non sarebbe la prima volta in cui mi muovo avanti e indietro per lo stesso passo, prima di rientrare a casa.

Son quelle piccole “follie” che è difficile spiegare, specialmente a chi non condivide la stessa passione. Non per cattiveria, ma perché potrebbe apparire strano, a una persona qualunque, decidere di fare “su e giù” per la solita via. Farla propria e memorizzarne cetimetro per centimetro – il che facilita anche la guida, invero -.

Ma va bene, non dobbiamo convertire nessuno…

Però, un consiglio, sento di darlo a chiunque. Io, un costume, lo porterei. Sai mai che ci scappi un bel bagnetto!


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