La strada che da Otranto conduce a Santa Cesarea Terme si percorre col cuore in tumulto.
Ha una bellezza selvaggia, ossessiva, fuori controllo.
Le rocce a picco, i mille colori del mare, una flora spontanea verdeggiante anche d’inverno creano un insieme di luci e spessori che non sembra di questa Nazione, se non di questo mondo.
L’ingresso a Santa Cesarea Terme non fuga quei dubbi.

I paesaggi di Santa Cesarea Terme

A spasso per Santa Cesarea Terme

L’elegante cittadina, che sorse ai primi del Novecento per ospitare d’estate le famiglie leccesi più abbienti, volta le spalle all’architettura tradizionale.
A luogo magico corrispondono costruzioni fatate.
Villa Sticchi si impone subito all’ammirazione: ci piacerebbe visitarla ma è proprietà privata e dobbiamo accontentarci di sbirciare fra le grate del cancello.


La facciata guarda il mare e si articola su due piani, legati fra loro da un armonioso gioco di scale e da un sistema di pieni e vuoti che enfatizza il porticato e si trasmette alle grandi finestre.
Proprio di fronte c’è Villa Raffaella che nacque a metà Ottocento come residenza privata e stupisce ancora oggi per le sue insolite volumetrie.
Trionfa ovunque lo stile moresco, fatto di linee sinuose e forme arabeggianti, inserite in una struttura razionalistica che deve molto all’urbanistica d’epoca fascista.

Acqua e scogli

Santa Cesarea Terme si articola per terrazzamenti: ovunque si gode di belle viste sul mare, ma raggiungere l’acqua non sempre è facilissimo.
Tra onde e case infatti si frappone una scogliera aspra e selvaggia che pare proteggere i tesori del sottosuolo ovvero quelle sorgenti sulfuree e iodiche che ne hanno segnato la storia. Per i pagani sono i resti degli empi giganti Leuterni sconfitti da Ercole; ai cristiani ricordano la triste vicenda di Santa Ciboria, importunata dal padre crudele.

Per tutti noi sono l’ennesima magia di un Salento che non smette mai di sedurre e di stregare.

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